Evento speciale: Ascensore per il patibolo

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Data: 06/05/2016 - Dalle ore: 21:45



Versione restaurata dalla Cineteca di Bologna > link per approfondimenti.

Sarà presente Aldo Tassone, Direttore di France Cinéma a Firenze per 23 anni, storico collaboratore di Repubblica e Libération e autore, tra gli altri, delle monografie di Michelangelo Antonioni e Akira Kurosawa

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Titolo originale: Ascenseur pour l’échauffaud
Regia: Louis Malle
Sceneggiatura: Roger Nimier, Louis Malle dal romanzo omonimo di Noël Calef
Fotografia: Henri Decaë
Musica: Miles Davis
Montaggio: Léonide Azar
Interpreti: Jeanne Moreau, Maurice Ronet, Georges Poujouly, Lino Ventura
Produzione: Nouvelles Éditions de Films (NEF)
Distribuzione: Il Cinema Ritrovato – Cineteca di Bologna
Durata: 92’, Francia, b/n, DCP, 1957

SINOSSI Julien è l’amante della moglie del suo principale. La coppia progetta l’omicidio del povero marito, che va in porto. Per un banale contrattempo però, Julien resta chiuso nell’ascensore tutta la notte, mentre la sua auto viene rubata da un giovane teppista. Questi commette un omicidio, di cui viene incolpato proprio Julien, che non può fornire alibi. E a nulla vale l’intervento in extremis dell’amante…

ascensore per il patibolo

LOUIS MALLE Nato a Thumeries il 30 ottobre 1932 e morto a Beverly Hills (Los Angeles) il 23 novembre 1995. Coetaneo di molti registi della Nouvelle Vague, è rimasto però decentrato rispetto al movimento pur condividendone la libertà espressiva, la derivazione letteraria, la sperimentazione, l’amore per la musica. Proveniente da una famiglia di ricchi industriali, ha abbandonato la facoltà di Scienze Politiche all’Università per iscriversi a l’IDHEC (diventata La Fémis). Nel 1956 ha girato, con il comandante Jacques-Yves Cousteau, Il mondo del silenzio che ha vinto la Palma d’Oro a Cannes. A 25 anni ha diretto il suo primo lungometraggio, Ascensore per il patibolo (1957), un noir che ha alternato scene da poliziesco con vagabondaggi pre-Nouvelle Vague come la camminata della protagonista per le strade di Parigi sulle note di Miles Davis. Qui si è rivelata come attrice Jeanne Moreau che è stata anche protagonista del successivo Les amants (1958), sulla passione tra una ricca signora e un giovane. Il film ha vinto il Premio speciale al Festival di Venezia ma ha anche attirato le ire dell’Osservatore Romano e Le Plélérin, suscitando scandalo per alcune scene di erotismo venendo mutilato dalla censura. Ma per François Truffaut l’amore al chiaro di luna tra i due protagonisti viene definito come “la prima notte d’amore al cinema”. Nel 1960 si è confrontato con la scrittura di Raymond Queneau in Zazie nel metrò, opera stilisticamente innovativa, dal respiro surreale, con gag da cinema muto. Dopo Vita privata (1962), celebrazione del mito di Brigitte Bardot e Fuoco fatuo (1963) sugli ultimi giorni di vita di un uomo che ha deciso di suicidarsi tratto dal romanzo di Pierre Drieu la Rochelle che ha vinto il Leone d’argento a Venezia, è passato da un genere all’altro. Ha spaziato così dall’avventura farsesca di Viva Maria! (1965) che ha visto come protagoniste Brigitte Bardot e Jeanne Moreau alla commedia antiborghese Il ladro di Parigi (1967) con Jean-Paul Belmondo. Ha poi diretto Alain Delon e Brigitte Bardot nell’episodio William Wilson di Tre passi nel delirio (1968) prima del trasgressivo Soffio al cuore (1971), ambientato nella Francia degli anni ’50 dove l’iniziazione sessuale di un giovane è culminato nell’incesto con la madre. Con Cognome e nome: Lacombe Lucien (1974) ha portato sullo schermo il passato collaborazionista della Francia di Pétain attraverso la figura di un contadino che si è unito alla Gestapo dopo essere stato rifiutato dalla Resistenza. Dopo il favolistico Luna nera (1975), si è trasferito negli Stati Uniti dove ha realizzato Pretty Baby (1978) con una giovanissima Brooke Shields a cui è seguito Atlantic City, Usa (1980), malinconico neo-noir con Burt Lancaster e Susan Sarandon dove una città che sta scomparendo per diventare qualcosa di completamente diverso è diventata parte del cuore pulsante della vicenda. Il film ha ottenuto il Leone d’Oro a Venezia ex-aequo con Gloria – Una notte d’estate di John Cassavetes. Si è approcciato alle forme del cinéma-verité riprendendo la conversazione tra un attore e un regista in La mia cena con André (1981), prima di I soliti ignoti made in Usa (1984), remake del film di Mario Monicelli del 1958 e il dramma sociale Alamo Bay (1985). È ritornato in Francia per realizzare Arrivederci ragazzi (1987), Leone d’Oro a Venezia, vicenda di tre ragazzini ebrei ospitati in un collegio cattolico e Milou a maggio (1989), commedia ambientata in campagna che racconta la grande paura dei benpensanti con l’arrivo del ’68. Il danno (1992) dal romanzo di Josephine Hart con Jeremy Irons e Juliette Binoche è stato ancora un inno all’amour fou che si è combinato con l’analisi della società borghese. Nel suo ultimo film, Vanya sulla 42° strada (1994) sulle prove della messinscena di Zio Vanja di Čechov dentro il New Amsterdam Theatre, ha messo a fuoco la relazione teatrale tra attore e spettatore.

Nel corso della sua carriera, ha girato anche alcuni documentari come Bacioni da Bangkok (1964) Calcutta (1969), L’India fantasma (1970) Piazza della Repubblica (1974) e God’s Country (1985). Nel 1993 è stato Presidente della Giuria al Festival di Cannes.

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